Al parco Matildico: natura, animali e Percorso Avventura! – Seconda parte

Ed eccoci qui alla seconda parte della nostra avventura super disintossicante, avventurosa e all’aria aperta. La prima parte la puoi trovare qui, ricordi? Siamo al Parco Matildico di Reggio Emilia… Il laghetto lo abbiamo visto, flora e fauna le abbiamo apprezzate, pranzo fatto (buono) e canoa evitata.

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Pronti a partire!

E ora? Già all’ingresso noterai subito i cartelli che indicano la direzione da seguire per il “Percorso Avventura”… che se non altro ti incuriosiscono molto. In realtà dopo un paio d’ore all’interno del parco, a meno che tu non abbia bambini che per altre 4 ore si divertano a correre dietro alle oche e ai conigli, non hai molto altro da fare, quindi ti consiglio di metterti alla prova proprio con questo percorso. Hai presente il ponte sospeso del film Indiana Jones e il tempio maledetto? Oppure il percorso nella natura del film con Renato Pozzetto “Noi uomini duri” dove i malcapitati sono alle prese con un insuperabile ponte tibetano? Ecco,  il percorso è di questo tipo. Uno di quei percorsi oggi tanto amati dagli eventi di formazione personale ed aziendale che ti insegnano ad avere fiducia nelle tue capacità e in quelle dei tuoi compagni, e a “lasciarti andare”. “Lasciarti andare” nel vero senso della parola, proprio appeso ad una carrucola a 15 metri di altezza per superare il laghetto sotto di te(sempre quello delle canoe per intenderci).

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Valeria alle prese con uno dei primi ponti

Io non ho nessuna esperienza di questi percorsi, ma ho una gran voglia di vedere quello che posso fare,  oltre che di rimettermi un po’ informa fisicamente. Tredici euro per un paio d’ora circa di prove mi sembrano un prezzo piuttosto onesto. Metto la mia imbracatura e il mio elmetto d’ordinanza e mi avventuro. L’istruttore si chiama Giovanni… anche se “istruttore” è davvero un po’ troppo, dato che si limita solo a dirci come funzionano i moschettoni e come si mette la carrucola. Rimane presente giusto 15 minuti finché proviamo il primo percorso (giallo, il più semplice) e poi sparisce lasciandoci in balia del percorso verde, blu e rosso…. ogni tanto ritorna per gridare un “Tutto bene?” mentre tu stai penzolando su una corda sospesa senza sapere se fare un passo avanti oppure uno indietro… cosa vuoi rispondere alla sua domanda?

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Ecco un primo approccio

Comunque è giusto così, tanto la liberatoria l’hai firmata all’inizio e ti puoi fermare e riposarti quando vuoi… un po’ di coscienza delle tue capacità fisiche la devi avere… o no?
Un moschettone dopo l’altro e, mi raccomando, uno deve sempre essere agganciato per non piombare nel vuoto al minimo errore. Già al percorso giallo capisco che la situazione è forse più impegnativa di quanto credevo, più che altro perché non sono proprio ben attrezzato: non ho i guanti (li puoi anche acquistare all’ingresso, te li consiglio caldamente) e non ho le scarpe adatte, ho dei sandali chiusi ma il piede non è proprio stabile. A parte la novità di agganciasganciamoschettoneattaccalacarrucolatienil’equilibrioaggrappatiallaretenonguardaresotto, dopo un po’ ho davvero le mani spaccate e questo mi mette un po’ in difficoltà. Paura dell’altezza poca, più che altro la sensazione di scivolare per ogni passo che faccio e di scivolare sempre in modo diverso e… artistico… scivolare da un cavo di acciaio, scivolare da un tronco rotante, scivolare da un ponte che si arrotola, scivolare mentre sali una scaletta instabile… Il risultato è sempre quello: grande concentrazione e determinazione nell’arrivare a fine percorso.

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Pronti ad agganciare il moschettone?

Guarda giù, guardati i piedi, guarda l’arrivo, guarda la corda… insomma guarda quello che ti i pare ma arriva alla fine! Ti assicuro che, bloccarti nel mezzo, è la cosa peggiore di tutte.
Fortunatamente abbiamo anche una buona compagnia: 4 ragazzi simpatici che, come noi (e questo ci rende un po’ più tranquilli) sono alle prese con questa avventura per la prima volta, che si scambiano consigli su come procedere e su dove aggrapparsi. La situazione diventa un pochino meno simpatica un’oretta dopo, quando ci raggiunge un altro gruppo di ragazzi più esperti che prosegue al doppio della nostra velocità… insomma, ti senti un po’ il fiato sul collo… oltre a questo, i nuovi Indiana Jones non aspettano nemmeno che tu finisca la tua attraversata, per iniziare la loro. Questo significa che, mentre tu sei sul ponte sospeso, che già vibra e traballa con te sopra, quando sei a metà devi gestire anche un’altra persona che è già salita,  con le sue vibrazioni, i suoi movimenti e il suo peso… e magari le sue espressioni di esaltazione mentre attraversa il vuoto… è proprio necessario?
Comunque, rafforziamo ancor di più la nostra armonia zen e proseguiamo. Il percorso giallo, verde e blu ora non hanno più nessun segreto per noi. Ce l’abbiamo fatta. Peccato che inizi anche una debole pioggia… e il prossimo percorso, il rosso (!!!) sembra davvero impegnativo. In questo caso, sei proprio sospeso sopra il laghetto, a 15 metri di altezza. Una volta attraversato il laghetto, ti aspetta la carrucola per tornare al punto di partenza, quindi ti lanci da circa 15 metri e attraversi il lago al ritorno… bello!

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Ecco il nostro gruppo

A parte la pioggia lieve… davvero ho le mani spaccate, le braccia che mi tremano e i sandali che stanno cedendo… e non mi sembra il caso di proseguire la prova… peccato! Ci rimane comunque la voglia di riprovare, magari più attrezzati, ma soprattutto la soddisfazione di essere arrivato fin qui. Dopotutto abbiamo saltato solo l’ultimo percorso e per essere la prima volta va più che bene.
E se tu noti sei mai messo alla prova in questo modo, forse è il momento buono per pensarci… non è poi così difficile… a meno che la tua mente non dica continuamente che lo è. Ma la tua mente, alla fine la gestisci tu, no?

 

Riflessione sulla gita: No Limits!

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Emilio Zanetti e Valeria Silvestrini

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