Ciao Alberto

Da dove deriva la passione per il lavoro che stai svolgendo ? Te lo sei mai chiesto? Sicuramente avrai una risposta diversa dalla mia e altri avranno le loro, di risposte. Nel mio caso, amo profondamente il lavoro che faccio e uno dei motivi principali sono le persone. Le persone che me lo hanno fatto conoscere, quelle con le quali collaboro giorno dopo giorno, quelle che sono con me quando sbaglio, quando mi correggo e quando cerco di migliorare. Ci sono. Sempre. Ci sono per consigliarmi, per sconsigliarmi, per dirmi che qualcosa va bene e che qualcos’altro potrebbe andare meglio. Nel mio lavoro, queste persone hanno tutte una luce negli occhi, ed è la luce della passione. Una di queste persone oggi non c’è più.
Mi manca.
Chi dice che per essere legati bisogna conoscersi da tanto tempo, condividere chissà quali esperienze e magari conoscere ogni particolare dell’altro fin dall’infanzia, dice una mezza verità. O forse sono solamente io che scopro legami profondi con persone che magari non conosco così bene ma che sono casualmente arrivate nel momento giusto, nel posto giusto, con un lato di loro stesse che mi completava proprio in quel momento. Casualmente diventano subito una porta aperta, per me. Casualmente anche io, che non sono certo la persona più espansiva del mondo, non ho nessuna difficoltà a farle passare.
Casualmente… Casualmente?
Alberto è così, immediatamente presente, immediatamente importante, e immediatamente… amico. Dopo poche conversazioni telefoniche, dopo poche parole, senza nemmeno vedersi. Dopo pochi “ciao capo” pronunciati al telefono.
È un collegamento  importante tra me e altre persone molto care. Non solo nel lavoro, ma quasi subito anche nella mia vita. È uno dei punti fermi su cui si fonda la mia passione per il lavoro che faccio, per le persone che vi ruotano attorno, per alcuni luoghi che porto nel cuore anche per merito suo, perchè proprio lui  me li ha fatti conoscere, me li ha svelati con la sua semplicità. Ora è come se tra noi, noi che allo stesso modo lo abbiamo fatto entrare, mancasse una pedina. Certo, la partita si gioca lo stesso, si può ancora fare un ottimo punteggio e si può sicuramente vincere. Ma si vince senza quella pedina, che assieme a noi sostiene il gioco momento per momento. Si vince sempre tutti uniti, anche grazie a lui che fino ad un momento fa stava giocando con noi.
Un’amicizia durata poco ma che stava germogliando e che era già alimentata da passioni comuni e da un modo giocoso di prendere la vita, sempre come un bel viaggio, magari con qualche intoppo o ritardo, o una  perdita di bagagli, ma comunque un viaggio da vivere e da raccontare. Sempre con gli occhi che brillano.E come spesso mi accade, una presenza così in linea con me, in linea con i miei principi e con il mio modo di vedere le cose, ha fatto capolino nel lavoro ma è entrata immediatamente, dalla porta principale, nella  mia vita. E anche se la prossima mossa tocca a me, tocca a noi come sempre è nella vita, domani vorrei ancora prendere in mano il telefono e salutarlo con un “ciao capo”, e scherzare con lui su due inesistenti biglietti gratuiti per un viaggio in Thailandia che certamente, prima o poi, avremmo fatto assieme.
Ciao Alberto.

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