Cosa ci resta della Thailandia, nel cuore

Sole, bel mare, prezzi accessibilissimi e assoluta sicurezza. Questo peró si puó trovare anche in molte altre localitá, anche più vicine della Thailandia. E allora? Cos’è che ci fa ancora battere il cuore per un viaggio di 20 giorni nella ‘terra del sorriso’?

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Come mare… nulla da dire, vero?

Forse è proprio questo. Il sorriso delle persone, di tutte le persone che ci hanno ospitato, consigliato, offerto un succo al mango o alla papaya o cucinato un piatto di noodles in riva al mare.
Il sorriso spontaneo, tipico della natura di questo popolo. Il gestore della guest house non ti sorride perchè hai saldato la stanza, o la cassiera perchè hai saldato il conto. Ti sorridono perchè fortunatamente, ancora in poche zone del mondo, la cortesia e il contatto umano fa ancora parte delle tradizioni. E non si tratta solo di cortesia, la cortesia potrebbe anche essere una convenzione sociale, a volte anche mal sopportata. In questo caso è… Direi spontaneità. Si intuisce immediatamente che è sincera e che non ha secondi fini. A volte è anche gratitudine. La gratitudine che ti dimostra il negoziante di seta perchè hai acquistato una sciarpa (bellissima) nel suo negozio. E che sa che la sua presenza , la cortesia e la disponibilità con cui ti consiglia, è un valore aggiunto fondamentale. Purtroppo noi, in Europa, ce ne stiamo dimenticando in fretta in favore della produttivitá e della velocità. Ne vale la pena?

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Sempre tutti sorridenti…

In Thailandia ti senti sicuro, anche se l’inglese non è molto utilizzato, anche se si guida sulla sinistra, anche se a volte il tuo tuk tuk sfreccia nel traffico e tu speri che le tue valige non cadano e le tieni  salde con le mani, anche se le abitudini (nel mangiare, nel considerare la religione, nei rapporti personali…) a volte sono agli antipodi delle nostre. È un paese che ti accoglie con un ‘non c’è problema, vai tranquillo’. E anche con un ‘chiedici pure, facciamo il possibile’.
Ad un ristorante abbastanza frequentato da turisti (si mangiava proprio bene), al momento di ordinare il dolce, abbiamo avuto la visita della cuoca al tavolo. Stava passando da tutti i tavoli che, come noi, si stavano chiedendo che dolce scegliere. Con una serie di ‘scusate’ e ‘grazie’, ci voleva informare che se avessimo ordinato alcuni dolci (un po’ più articolati) avremmo aspettato un tempo molto lungo (queste le sue precise parole) perchè le persone da seguire erano tante…. ‘scusate… Grazie’.
Non c’era problema per noi, volevamo assolutamente un pancake…. Era la specialità della zona. Avremmo aspettato volentieri. Tempo 10 minuti e il nostro pancake alla banana con gelato, è arrivato. 10 minuti? 10 minuti era il tempo lunghissimo che avremmo dovuto aspettare? Si, e con molti ‘scusate… Grazie’.

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Si mangia proprio bene!

A me manca molto la sensazione di trovarmi in un paese dove tutto sembra facile. È facile spostarsi, facile mangiare bene, facile scoprire un mare trasparente con le montagne sullo sfondo, magari al tramonto. E fare il bagno tutti i giorni in una spiaggia diversa. Facile comunicare con le persone. Mi manca la Thailandia con la sua varietà dei paesaggi. Dalla caotica e affascinante Bangkok, alla Chiang Mai delle montagne e dei templi dorati, al tempio bianco e modernissimo di Chiang Rai, allo splendido mare delle Andamane con le sue isole tutte diverse pronte a soddisfare anche i più esigenti appassionati di spiagge e mari.
Un paese che puoi visitare tutto l’anno e che offre così tanti spunti di riflessione, anche sulla nostra cultura e sulle nostre abitudini occidentali.
Mi manca anche il loro sentimento religioso. Non solo nei templi, ma così presente in tutte le case, nei negozi e nei ristoranti. Per le strade, addirittura.
Ad un chilometro circa dal nostro hotel, nel cuore di Sukumvit Road, Valeria mi fa notare che ci dovrebbe essere un famosissimo tempio, non proprio uno dei principali di Bangkok ma comunque frequentato. Ci andiamo giusto per riempire qualche ora prima del tramonto… mi rimarrá sempre impresso.

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E poi c’è questo mareeeeeeeeeeee!!!

Decine e decine di persone erano raccolte ad un angolo della strada. Uno spiazzo piccolissimo… Lontano anni luce da un tempio, ma… Vivo, brulicante di fede, di cultura e tradizione. Tra la musica e le danze, si offrono doni e si prega, accendendo candelore o incensi. Nulla di incredibile, visto che in tutte le cittá del nostro tour nel Nord della Thailandia avviene normalmente, nei templi. Ma qui era proprio la prima volta che mi soffermavo ad osservare… Ed eravamo in centro a Bangkok, tra le macchine che suonavano il clacson e le luci dei centri commerciali… E vi assicuro che fa un po’ effetto. Immaginate allora cosa si prova a vedere queste cerimonie davanti ad una  statua di Buddha del 1300 ad Ayutthaya, o dentro ad uno dei più bei templi di Chiang Mai.
Persone normali, non monaci… Che mentre tornano dal lavoro o vanno a fare la spesa, si tolgono le scarpe, entrano, si siedono, si inchinano. Pregano. E con tutta normalitá  escono e proseguono le loro commissioni.
Si può credere… oppure no, ma per quei minuti in cui tu li osservi, in un certo senso, la tranquillitá della loro meditazione ti contagia e anche se non sei lì per pregare, ti assicuro che quei minuti di calma… sono tutti regalati. E anche a me più di una volta, veniva da sussurrare….’scusate… Grazie’.

 

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Emilio Zanetti e Valeria Silvestrini

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