Festival dell’Oriente: Thailandia, Malesia, Myanmar….. tutti nello stesso giorno. Come?

Non me lo aspettavo. Cioè… a dire il vero… mi aspettavo che la mia passione (nascente) per l’Oriente sarebbe stata confermata. Mi aspettavo anche la confusione e i profumi…. e anche, a dirla tutta, un po’ di scomodità per arrivarci. E qui, cito testualmente: “ IlParco Esposizioni Novegroè ubicato a pochi passi dall’Aeroporto di Linate ed è facilissimo da raggiungere, con diversi mezzi”…. Vabbè….. se riuscite in macchina, meglio. Pur essendo un sostenitore della bicicletta e dei mezzi pubblici, non posso fare altro che consigliarvi la macchina.

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Danze e spendidi colori ti aspettano!

Non mi aspettavo però di rimanere impietrito davanti alle esibizioni di arti marziali, oppure avere un grande e leggibilissimo punto di domanda stampato in fronte durante le performances di  incredibili di artisti che suonano strumenti (oggetti?) incredibili, che eseguono contorsioni incredibili o truccati… incredibilmente.
E ci sono tornato il giorno successivo.
Il primo aggettivo che mi viene in mente è… colorato. Anche profumato, a dire il vero e….. spirituale. Ecco, spirituale è uno degli aspetti che è rimasto maggiormente con me anche il giorno successivo dopo la visita al Festival dell’Oriente.

La locandina cita testualmente: “Cerimonie tradizionali, spettacoli, folklore, arti marziali, salute e benessere, biologico, discipline bionaturali, yoga, vegan, gastronomia”. Insomma…. Praticamente tutto. Diciamo che se qualcuno vuole rimanere al festival tutti e quattro i giorni, sonnecchiare e mangiare all’interno, svagarsi un po’ (e con una varietà infinita di svaghi), fare un po’ di shopping tra la Cina, il Giappone, la Malesia e la Thailandia (solo per citarne alcuni) e tutto negli stessi quattro giorni…. Può stupire gli amici con i racconti delle sue avventure. Dei suo viaggi.
 Per quanto riguarda il dormire…. Dai lettini per i massaggi (ma comodissime anche le sedie ergonomiche) in fibra naturale, i tatami per le esibizioni di Karate o Krav Maga, (magari con uno zafu come cuscino) le tende tradizionali per il deserto (grandissime e comodissime, quasi meglio di casa mia), i futon giapponesi in esposizione… direi che c’è l’imbarazzo della scelta. Io, i futon, li avrei comprati tutti se non fosse per il prezzo… I lettini per i massaggi non li ho sperimentati, ma Paolo si. Mi è bastato vederlo tornare ciondolante e con un sorrisone per capire che sarebbero stati una buona scelta.
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Butoh

Sul mangiare, pareri discordanti… diciamo che dipende. Dipende da cosa ti aspetti e da cosa vuoi mangiare. Magari hai già sperimentato i cibi nel loro luogo d’origine e sei un po’ di parte. Certo, bloccare i potenziali avventori di uno dei ristoranti all’interno (non citerò quale solo per pudore… e un po’ di vergogna) per dire (e cito testualmente): “Meglio che non mangiate qui”…. Forse non è propriamente nel trend spirituale – religioso – new age dell’evento. Io, il ristorante, lo avrei provato comunque. Se non altro per sedermi ai tavoli così colorati e folkloristici… anche l’occhio vuole la sua parte. Ecco, l’occhio l’ha voluta anche quando ci siamo imbalsamanti per qualche minuto davanti ai dolci marocchini… buoni? Non so, in quel momento il mio stomaco stava ancora gustando un vegan – panino con seitan. Sicuramente bellissimi. E immagino anche  dolcissimi. Sono tra i protagonisti di quel padiglione. Uno dei 4 padiglioni festaioli di questi quattro giorni orientaleggianti. Certo, non pensiate che siano bandite le tradizioni occidentali, prima fra tutte quella culinaria. Volete un Bretzel  del Sud Tirolo? Qualche etto di liquirizia nera calabrese DOP? Un cannolo siciliano? Pronti! Su… però… cerchiamo di non buttarci sempre su quello che conosciamo. Sperimentiamolo questo piatto misto vegan, un kaab el ghzal marocchino, un piattino di sushi o un pad thai thailandese! Dai!
Dopo aver degustato i 3 diversi tipi di sake negli stand giapponesi, attenzione a non urtare il monaco accucciato con la testa bassa che sta da ore in un angolo a disegnare un mandala Tibetano… non mi sembra proprio il caso. E quando ti incammini verso il palco principale per gli spettacoli pomeridiani, non soffermarti troppo vicino ai tatami dedicati allo yoga. Potresti rimanere lì qualche ora a capire se lo yoga è Korel, taoista, della risata, ratna, hatha, Karma, Vihangam, Satyananda … oppure se stia solo assistendo ad un breve stretching dei meridiani.

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Danza Kecak

Ecco, ci sei quasi… schiva con abilità il matrimonio malese del padiglione due, possibilmente non incrociare il passo con l’esibizione dei monaci Shaolin (il tuo cammino porebbe finire lì) e non inciampare sul kimono della Maestra Kazuko Kataoka mentre esegue la cerimonia tradizionale di vestizione.
Daidai, si va a digerire con un tè alla menta comodamente seduti  al palco della danza Kecak , poi il concerto di tamburi giapponesi dei Masa Daiko, la Danza dell’Unicorno nel Qwan Ki Do, il Gamelan Indonesiano, il concerto di flauto e tablas, la danza Butoh giapponese, il Raga Tala Kathak, il Shambala Teatro Yoga….

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Mandala Tibetani

Mi affascino quando ho a che fare con espressioni artistiche. Tutte. Mi viene da pensare a quanto possiamo fare con il nostro corpo (oltre che con la mente) e invece non lo facciamo. Almeno la maggior parte di noi. E c’è invece qualcuno, pochi, magari con molte meno possibilità di noi che ci credono talmente tanto in quel salto mortale, in quella tecnica di meditazione, nell’uso di quello strumento musicale o in quella precisa posizione di mani e piedi, che… quasi … mi commuovo. Mi commuovo quando li vedo truccarsi l’un l’altro nel camerino, o quando sembra che stiano facendo la cosa più semplice del mondo e sai, dentro di te, che il sudore che stanno versando ora davanti al pubblico, non è che una goccia rispetto a tutto quello che è servito per arrivare fino lì.
E mi commuovo anche quando resto per più di un’ora al palco delle esibizioni delle arti marziali e mi accorgo (anzi, mi ricordo) di quanto siano diverse le tecniche giapponesi o cinesi o russe o europee o Koreane… e di come, invece, resti immutata la scintilla negli occhi degli atleti. La scintilla che ti fa entrare, almeno un po’, nel loro mondo. E di come anche questa sia una forma d’arte… arte marziale, appunto. E anche solo dalla loro qualità di movimento, dal loro modo di guardare gli avversari, o semplicemente dalla loro respirazione… ti rendi un po’ conto (o almeno immagini) da dove provengono. E il tuo viaggio, nel mondo orientale, comincia anche da qui e ti aspettano i colori, le musiche ed i profumi di terre lontane.

 

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Emilio Zanetti e Valeria Silvestrini

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