I nostri incontri con i monaci in Thailandia

Prima della partenza abbiamo letto molto sulla Thailandia, sui posti da visitare e sulle tradizioni. Strano quindi che a Bangkok, centro religioso e politico della Thailandia, abbiamo visto pochissimi monaci. I primi li abbiamo incontrati viaggiando verso nord. Ad Ayutthaya, a Sukhothai ma soprattutto a Chiang Mai. Praticamente Chiang Mai è tutto un Tempio, le strutture religiose sono ad ogni angolo.

Ne vedrete moltissimi!

Ne vedrete moltissimi!

Da quelle più famose, dove vi porterá qualunque tuk tuk per un rapido giro turistico, a quelle quasi sconosciute per cui anche un thailandese farà fatica ad indicarvi la strada… o a capire il nome del tempio, anche se glielo fate leggere sulla mappa. Ecco la cittá ideale per vedere i monaci. Anche per parlare con loro. In giorni stabiliti, infatti, si rendono disponibili anche ai turisti che chiedono qualche informazione in più sulla loro vita e sulle loro abitudini. Diciamo che è… uno scambio di favori. I turisti hanno la possibilità di avvicinarsi al buddismo e i monaci di parlare inglese, che è sempre più utile anche a loro. In un Tour a Chiang Mai qualsiasi omino del tuk tuk saprà indicarvi i giorni e gli orari per le conversazioni con i monaci.

Fedeli al Wat Phra That Doi Suthep parlano con il monaco

Fedeli al Wat Phra That Doi Suthep parlano con il monaco

Chiedete alla vostra guida se avete un po’ di tempo per andarci durante i vostri giorni liberi a Bangkok. I templi dove vengono organizzate sono, di solito, Wat Suan Dok e Wat Chedi Luang.
Vedrete spesso i monaci al mattino presto durante la bin-dá-bàht, cioè la raccolta di cibo offerto dai fedeli. Noi abbiamo anche avuto la fortuna di osservare anche qualche loro abitudine non strettamente religiosa: stendere i panni, pulire le gradinate del tempio… Abbiamo anche osservato un monaco al tempio Wat Phra That Doi Suthep di Chiang Mai mentre benediva i fedeli, raccoglieva le offerte e pregava con loro.

Salendo i gradini del Wat Phra That Doi Suthep
Salendo i gradini del Wat Phra That Doi Suthep

Ci è anche capitato (ma giuro che è stata una disattenzione, non la curiosità) di aggirarci per dieci minuti buoni nei giardini di un monastero di Bangkok riservato esclusivamente ai monaci. In effetti ci è sembrato strano non avere turisti attorno, e vedere i monaci così da vicino e ‘in privato’. Immaginatevi la nostra faccia quando, mentre passeggiavamo, ci si è affiancato uno di loro chiedendoci (sempre sorridendo, ma chissá cosa pensava…) dove andavamo…. Noi all’inizio credevamo che volesse fare due chiacchiere, ma alle parole “This is for men”, abbiamo capito di non essere esattamente nel posto giusto… Soprattutto Valeria.
Una volta abbiamo incontrato tre novizi all’entrata del tempio e abbiamo chiesto informazioni su alcuni foglietti dorati di circa 10 cm x 5 cm che ci sembravano molto simpatici come souvenir… Erano su un banchetto dentro un’urna trasparente vicino ad alcune immagini sacre. “Scritti in thailandese….Tipicamente buddisti”, ci siamo detti. “Belli, quanto costeranno?”.
Ci abbiamo messo un po’ a capire le spiegazioni del giovane monaco, e ancora una volta stavamo facendo una gaffe… Su quei foglietti sono scritte le richieste, le preghiere dei fedeli (ecco le scritte in thai) che dopo aver fatto una piccola offerta, possono riporre nell’urna nella speranza che vengano esaudite. Praticamente il nostro souvenir sarebbe stato la preghiera di un altro, tolta dall’urna nella quale era stata offerta…. Non proprio un bel souvenir…. ma sbagliando si impara!
I monaci sono tenuti in alta considerazione dai thailandesi e tutti i bambini maschi trascorrono un periodo della propria vita come monaci. In Thailandia, la tradizione vorrebbe tre mesi di noviziato, ma con le nuove generazioni, anche una sola settimana è sufficiente.
Nel nostro viaggio, abbiamo notato che alle stazioni, sui pullman, sui treni, nei bagni pubblici…. praticamente ovunque, ci sono zone ‘reserved for monks’.

Zona 'reserved for monks' alla stazione di Bangkok

Zona ‘reserved for monks’ alla stazione di Bangkok

Li abbiamo incontrati spesso in viaggio. Sul pullman da Ayutthaya a Sukhothai viaggiavano nella fila di sedili a fianco a noi, e anche sul treno da Chiang Mai a Bangkok la zona riservata a loro era dietro la nostra.Non ci è sembrato che parlassero molto, nemmeno tra di loro, sempre comunque pacatamente e a voce bassa. Aspettano, leggono, meditano…. in realtà in un paio di casi li abbiamo visti anche fumare (rarissimo che qualcuno fumi, in Thailandia) o leggere il giornale nel tempio.

Il monaco che viaggiava dietro di noi sul treno

Il monaco che viaggiava dietro di noi sul treno

Sono convinto che abbiano molto da dire e molto raccontare nelle ‘conversazioni con i monaci’ che vengono offerte dai Templi. Io, per avere informazioni da una fonte autorevole sulla storia thailandese, sulla religione e le tradizioni, una chiacchierata (anche di qualche ora) con loro, la farei.
E allora, forse, è normale che nel caos di Bangkok non ne abbiamo visti poi così tanti. Forse è meglio cercarli nei posti giusti o, come dice la nostra guida, seguirne un paio mentre camminano allontanandosi dai templi principali. Si allontanano anche dai turisti, per dirigersi ai templi più piccoli, più usati e più ‘veri’ e si siedono per un po’, rilassandosi e immergendosi nell’atmosfera spirituale che qui ha così tanto da raccontare.

 

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Emilio Zanetti e Valeria Silvestrini

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