I panorami lunari di Lanzarote – Seconda Parte

Proseguiamo il viaggio alla scoperta de “La Isla del Fuego”. Se ti sei perso la prima parte… non aspettare un solo secondo e leggila qui.
Riprendiamo l’esplorazione… facciamo sosta a Yaiza per il pranzo (incluso nella quota della visita), ed ecco che finalmente arriva la parte clou della giornata: il Parque Nacional de Timanfaya (parola indigena che significa “Montagna di Fuoco”).

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Il Parco Nazionale di Timanfaya

Arrivato qui, non ti consiglio di avere una macchina al seguito. Strade strettissime e a picco sui crateri ti porteranno suo una distesa di lava immensa che si è creata dopo 6 anni (6 anni!) di eruzioni vulcaniche continue che hanno distrutto villaggi e trasformato le pianure dell’isola (allora molto fertili) in un mare di lava solidificata. Tutto questo avveniva tra il 1730 e il 1736 e ancora oggi il Parco Nazionale di Timanfaya è la principale attrazione dell’isola di Lanzarote. È proprio qui, anche se ormai è una zona sicura (diciamo abbastanza sicura), che si sente ancora odore di zolfo.
Ecco tutti gli elementi che ti servono per capire come mai il simbolo di questo Parco Nazionale è proprio un diavoletto con il forcone in mano.

Dietro di noi, il simbolo del Parco Nazionale di Timanfaya

Dietro di noi, il simbolo del Parco Nazionale di Timanfaya

Chi ha fatto tesoro della natura vulcanica dell’isola di Lanzarote è il ristorante “El Diablo”. La guida vi porterà sicuramente a vedere le dimostrazioni dell’altissima temperatura del sottosuolo. In questo video puoi vere come basti scavare una buca poco profonda e buttarci dentro anche solo dei licheni per vederli prendere fuoco velocemente.

In questo, invece, in pochi secondi si alimenta un geiser

Il vero business del ristorante è una griglia “naturale” sopra alla quale si cucina il prossimo pranzo dei clienti. Il calore che proviene dal sottosuolo è di oltre 200 gradi. Più che sufficienti per risparmiare sul costo del forno, no?

Si cuoce tutto molto velocemente :-)

Si cuoce tutto molto velocemente :-)

Ci vuole una mente artistica e geniale per sfruttare la natura di Lanzarote a favore di chi la abita senza snaturarla nè inquinarla ma anzi, trasformandola in una delle poche fonti di reddito di Lanzarote: una calamita per i turisti.
Questa mente geniale è stata la mente di Cesare Manrique, artista eclettico e molto apprezzato all’estero, che dopo una carriera piena di successi, ha sentito la forte attrazione verso la sua terra, e si è impegnato (anche politicamente) per esaltare le sue potenzialità e per proteggere l’ambiente e la natura rendendola spesso parte di opere d’arte incredibili e visionarie.
È proprio lui che crea il simbolo del diavoletto Del Parque Nacional de Timanfaya, che progetta il ristorante con la “griglia naturale”, che si batte perché il colore delle abitazioni di Lanzarote sia il bianco (e solo il bianco) e che siano tutte di uguale altezza.

Le case di Lanzarote. Tutte devono essere bianche e della stessa altezza

Le case di Lanzarote. Tutte devono essere bianche e della stessa altezza

Anche se Cesare Manrique è scomparso nel 1992, la sua impronta è visibile in tutta l’isola di Lanzarote. La visita comprende anche Jameos del Agua, a nord est, e anche qui Cesare Manrique ha superato se stesso.
Sei pronto a vedere una grotta con una piscina di acqua salata a pochi metri circa da una piscina tropicale e da un auditorium di 600 posti che ha ospitato alcuni tra i nomi più famosi dell’Opera Lirica Mondiale?
Bene, se sei pronto, a breve il nostro viaggio prosegue. Vieni con noi?

 

Qualche informazione utile su Lanzarote

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Emilio Zanetti e Valeria Silvestrini

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