L’essenza del viaggio

Quando ti accorgi che ormai riconosci le signore che ti servono la tazza di caffè al ginseng al bar dell’aeroporto di Malpensa e le saluti chiamandole per nome, allora puoi dire che quest’anno hai viaggiato molto.
Eppure quella frenesia della partenza, della valigia fatta quattro giorni prima per paura di dimenticare lo spazzolino da denti, quell’ansia di controllare e ricontrollare la scadenza del passaporto… beh, quella rimane. Anzi. Ti si attaccano addosso anche altre manie che non credevi di avere… e che magari in effetti non avevi fino a che non hai cominciato a tenere sempre una valigia nei punti più comodi della casa. Non in soffitta, magari avvolta da una terrificante carta protettiva che, per la fatica di toglierla, ti farebbe rinunciare anche alla vacanza più attesa… ma proprio lì, a fianco del letto… o magari in cucina, magari non del tutto chiusa. Diciamo… in attesa. Ecco, quando capisci che non l’hai dimenticata lì per pigrizia o per mancanza di tempo, ma proprio per ricordare a te stesso che forse è il caso di usarla di più… direi che proprio ora, e senza programmare troppo, è il momento di ripartire. Magari anche solo per qualche giorno… O magari….magari di più.
Le valigie di chi viaggia poco si vedono: sono belle.

Si parte!!

Si parte!!

Quelle di chi viaggia davvero raccontano, invece, una storia. Sono soprattutto loro le vere protagoniste del viaggio, e loro sono anche le più maltrattate… e non ti lamentare del fuso orario… si, quello maltratta anche te, ma al massimo ti lascia qualche borsa sotto gli occhi!
Sei d’accordo con me che si comincia a viaggiare molto prima di mettere piede sull’aereo?

Si sfrutta qualsiasi mezzo...

Si sfrutta qualsiasi mezzo…

 

Quando decidi il costume da bagno che porterai in vacanza alle Maldive, ad esempio. Già  ti stai vedendo sulla spiaggia, a bere il tuo decimo succo di frutta della mattinata, con quel costume così… così perfetto, così all’avanguardia, che nasconde quei due chili di troppo… che sono poi le conseguenze del tuo ultimo viaggio. E quando sistemi il costume nella valigia… tenendo conto degli spazi microscopici rimasti, del peso oltre il quale scatta la voce della compagnia aerea: ” Per ogni chilo di troppo”… ti blocchi e rifletti.

Sempre assieme...

Sempre assieme…

Ok. Ok. Lo spazio libero…. c’è. Il peso è nella norma… ma “A che livello lo metto, il costume?” …lo metto sotto ai sacchettoni delle scarpe (con il rischio di dimenticarmi che esista) o sopra a tutto il resto, così magari lo uso appena arrivato? Eh si, perché potrebbe essere utile averlo a portata di mano.
Ma più utile del maglioncino girocollo che così facendo viene relegato alla tasca esterna… o meno utile? Più utile del beauty case (che comunque deve essere comodo, perché… perché… beh, non si sa mai… un filo di trucco in pullman…. una lavata di denti in aereo… una spruzzatina di profumo sul taxi…) o ex equo?
E le ciabatte? Quante? Quelle da spiaggia… quelle da camera…. quelle per i massaggi della SPA (che magari non te le danno), quelle da sera con paillettes per le serate mondane….

Si dorme quando si può... ad esempio nelle traversate in traghetto :-)

Si dorme quando si può… ad esempio nelle traversate in traghetto :-)

E intanto, pensando alle ciabatte, sei già un po’ in viaggio almeno con la tua mente… vero?
E quando in fila davanti a te ai controlli del check – in, la signora anziana (avrà  settant’anni), appoggia il suo unico bagaglio sul nastro trasportatore, uno zainetto usurato con la borraccia penzoloni, usurato a tal punto che a male pena se ne capisce il colore, che a mala pena ci staranno due magliette e  quattro calzini… e quando scopri che la signora si imbarca per un viaggio da sola in Sud Africa… e quando confronti a bocca aperta la tua valigia scientificamente preparata e il suo zainetto…e quando lei ti dice “Che altro mi devo portare?”… beh… allora davvero ti chiedi se l’essenza del viaggio abbia a che fare con le cose che ti porti dietro in valigia, o con quello che sei tu al tuo ritorno e con quello che diventerai dopo aver raggiunto la tua prossima meta.

 

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Emilio Zanetti e Valeria Silvestrini

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